MAX WEBER

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sabato 19 gennaio 2013

UNA SERATA....SSSSSSSSSSSSSSPUMEGGIANTE!!!



Che serata! La cena della sezione Lega Nord-Liga Veneta di Oderzo che si è tenuta ieri presso il ristorante pizzeria Nuovo Ronche, oltre ad aver visto la partecipazione di una 90ina di amici, militanti, sostenitori e simpatizzanti, ha riservato anche delle sorprese…
Prima fra tutte la presenza del nostro grande Governatore Luca Zaia, egli infatti ha voluto essere presente, nonostante gli impegni serali, alla cena organizzata dagli amici della sezione di Oderzo, fermandosi ai tavoli come un vero amico di famiglia, stringendo le mani ad amici, militanti e sostenitori, che a loro volta gli hanno fatto sentire il calore della gente comune. Invitato poi dal Segretario di Sezione Michele Sarri, ha approfittato per fare un breve discorso incentrato sulla regione e sulla difficoltà che l’Ente ha nel governare in uno Stato centralista qual è quello Italiano, di come il Federalismo ed i costi standard siano ormai necessari a far cambiare rotta a questo malandato Paese, sempre più a rischio fallimento.
Concluso il discorso, si è poi portato dietro le cucine, insieme alla squadra di ottimi pizzaioli, per cimentarsi nella preparazione della pizza, di fronte al pubblico piacevolmente sorpreso da questa dote “nascosta” del loro Governatore….e ve lo possiamo dire in tutta sincerità: non solo è un ottimo Amministratore, ma anche un ottimo pizzaiolo! Grande Luca!
Altre autorevoli presenze ha riservato la serata, come l’Assessore Regionale all’Agricoltura, l’opitergino Franco Manzato, il Senatore Giampaolo Vallardi, il Presidente della Provincia Leonardo Muraro, Marica Fantuz sindaco di Meduna di Livenza, Firmino Vettori sindaco di Gorgo al Monticano e tanti altri amici, segretari delle sezioni vicine.
Insomma una serata davvero fantastica, una bellissima compagnia di gente accumunata da un forte spirito battagliero, una forte passione politica, una grande amicizia  e tutto questo sotto un unico colore…il verde della Padania Libera…e noi lo speriamo presto!

sabato 12 gennaio 2013

EUROSCETTICO? SI' GRAZIE!

Pubblichiamo un'interessante articolo pubblicato online, relativo alle elezioni presidenziali in Repubblica Ceca, che si sono tenute nella giornata di ieri e quest'oggi.
In particolare, si fa riferimento a come la stampa estera filo europea abbia già catalogato l'attuale presidente euroscettico Vaclav Klaus come "xenofobo" e "ultranazionalista di destra", solo per le sue atteggiamenti non in linea con le posizioni europeiste della maggioranza degli stati dell'Unione.
Questa ottima analisi porta a molte riflessioni, noi ad esempio ci chiediamo se sia proprio un male dichiararsi euroscettico, o se invece così facendo si hanno veramente a cuore gli interessi del proprio Paese?..come si suol dire: "ai posteri l'ardua sentenza!"
Nel frattempo, in questo momento, il dato che emerge dai seggi è che al balottaggio si sfideranno i due filoeuropeisti Zeman e Schwarzenberg. L'era Klaus sta purtroppo terminando.

 

La vera faccia (liberale) di Klaus

di Stefano Magni
Alla faccia del “nazionalista di estrema destra”: Vaclav Klaus, per celebrare il ventennale di indipendenza della Repubblica Ceca, ha proclamato l’amnistia per 7000 carcerati, giudicati non pericolosi. Un gesto liberatorio per celebrare un evento di liberazione. Come ultimo atto della sua presidenza, ormai avviata alla scadenza, ha scelto di compiere un’azione pannelliana, per usare i termini della politica italiana. Una cosa di sinistra. Un atto opposto alla “destra forcaiola”. Eppure, quelle poche volte che si parla di Klaus, spuntano fuori i soliti luoghi comuni. Secondo cui è un presidente reazionario, destrorso, nazionalista. Mai narrativa è stata più distante dalla realtà di un ex dissidente arrivato ai vertici del suo Stato. Come si è venuta a creare questa dissociazione? Prima di tutto perché, evidentemente, in tutti i Paesi che contano nell’Unione Europea è sparita una vera cultura liberale classica.
Chiunque proponga una visione differente (rispetto al pensiero socialista e democristiano) sul modello economico, sul multiculturalismo, sul futuro dell’integrazione europea e sull’ambiente subisce la marchiatura di “destrorso”, nelle sue varie declinazioni più o meno gentili. Geert Wilders, un libertario, è etichettato come “xenofobo”, perché osa dire che l’integralismo islamico è incompatibile con la società aperta. Nigel Farage, anch’egli libertario, è spacciato per “nazionalista e razzista”, perché osa protestare contro il progetto di unità politica europea e mostra più di un dubbio sull’immigrazione incontrollata. Klaus, più moderato rispetto agli altri due, passa comunque per “nazionalista” per motivi simili. Osa opporsi a ben tre tabù. Prima di tutto non crede e non ha mai creduto nella maggiore unità politica dell’Ue. Quando la Repubblica Ceca divenne presidente di turno dell’Unione, Klaus citò il liberale classico Frédéric Bastiat e sostenne che dalle frontiere passa il burro o passano i cannoni. La vera causa della pace, in Europa, è il libero commercio, la libera circolazione di merci, capitali, servizi e persone. Non uno Stato unitario europeo.
In sede non ufficiale, ma in ben più di un’intervista, Klaus sostenne che una maggior unità politica dell’Europa può renderci più simili alla defunta Unione Sovietica che non al mondo delle democrazie liberali. Se ogni nazione protegge la sua economia nazionale, ma, allo stesso tempo, vuole maggior centralizzazione dei processi decisionali europei, non abbiamo più la pace, ma la guerra di tutti contro tutti per imporre i propri interessi. È per difendere la libertà e la pace, non tanto la sua particolare e piccola nazione, che il presidente ceco si è opposto con tutte le sue forze al processo costituente europeo. Il secondo tabù che Klaus ha osato violare è sull’ambiente. Ha sempre messo in dubbio quello che, per i politici, è una certezza: l’idea che sia l’uomo a provocare, con la sua attività industriale, il riscaldamento globale. Klaus non crede che si debba limitare la crescita e vincolare l’attività umana nel nome di un fenomeno tuttora dubbio, quale è e resta “global warming”. Da ex dissidente, ritiene che l’ecologismo possa diventare il totalitarismo del futuro.
I regimi dittatoriali, infatti, hanno sempre fatto leva sulla paura. Si reggono sul terrore dell’inconoscibile: del mercato, di nemici esterni, di poteri forti segreti. L’ecologismo fa leva sulla paura di una catastrofe apocalittica e impone leggi sempre più liberticide. Ci vuole coraggio per sfidare questa angoscia diffusa. Klaus lo ha avuto, in tutti questi anni, pur essendo membro di un’Unione Europea che, ormai, è l’unica grande portabandiera della battaglia contro il “global warming”. Ma ancora più coraggio il presidente ceco lo ha avuto quando ha sfidato i luoghi comuni sulla crisi economica. È uno dei pochissimi che non attribuisce la colpa al libero mercato, bensì allo statalismo e ai suoi eccessi di spesa. Conseguentemente è uno dei pochi leader europei che hanno sostenuto un rimedio liberista per la crisi e scoraggiato nazionalizzazioni e interventi di stimolo economico. E la Repubblica Ceca non ha subito mai la recessione ai nostri stessi livelli. Per questi precisi motivi, sia i popolari che i socialisti (più simili fra loro di quanto non si creda) lo ritengono un “nazionalista”. Perché si oppone ai progetti che entrambi i grandi partiti vorrebbero imporre agli europei. Ora, però, ci devono spiegare perché un uomo di “estrema destra” decreta un’amnistia e si comporta da liberale.

Giornale online "L'opinione"

venerdì 21 dicembre 2012

NONOSTANTE TUTTO...BUON NATALE E BUON ANNO!

Abbiamo deciso di "rubare" questo divertente articolo di Alessandro Robecchi come augurio di Buon Natale e Buon 2013.
Un pezzo divertente e indicato per queste festività, che fa riflettere e che con ironia spiega perfettamente la situazione che l' italia e gli italiani stanno vivendo sulla propria pelle.
Ci sembrava un buon modo per Augurare a tutti voi un Sereno Natale con le Vostre Famiglie e un Felice (si spera) 2013...sperando che con il nuovo anno arrivino anche buone notizie!

*di Alessandro Robecchi

MAI PIU' SENZA: LA NUOVA "AGENDA MONTI 2013"

E’ il regalo di Natale che molti sognano e che verrà donato anche a chi non lo vuole: l’Agenda Monti. Non si parla d’altro, non c’è oggetto più desiderato, imitato, evocato, persino falsificato e venduto abusivamente sulle bancarelle del PdL – parlandone da vivo – e del Pd. E’ il gadget che non può mancare nel bagaglio dell’uomo politico italiano di destra, centro, centrosinistra, sinistra moderata, nonché nelle filiali di banca, centri decisionali piccoli, grandi e medi. Una vera febbre. Per ricordare un simile boom di richieste bisogna riandare ai tempi del Tamagochi o del primo I-phone. Già dalla caduta del governo dei tecnici si sono formate grandi code di acquirenti, ognuno bramoso di sventolare come un trofeo la sua Agenda Monti.
Ne esistono, ovviamente, molti tipi. C’è quella lussuosa, rilegata in pelle di esodato. Ne esistono circa 300.000 esemplari, anche se in un primo tempo il governo aveva detto di averne stampate solo 65.000, poi 120.000: un piccolo imbroglio sulla tiratura. Poi esistono edizioni meno costose e raffinate. Come quella in dotazione ai dirigenti del Pd, che sostengono di tenerne sempre sottomano una copia leggermente modificata rispetto all’originale. Non manca la versione più popolare, naturalmente, in formato tascabile, dedicata ai lavoratori dipendenti, ai precari, ai salariati in genere, per i quali però l’Agenda Monti sarà obbligatoria, e dovranno adottarla volenti o nolenti, chiunque sceglieranno alle urne.
Ma quali sono le peculiarità di questo oggetto tanto desiderato e ostentato dalla classe dirigente come uno status symbol e consegnato ai cittadini come un’imposizione dell’Europa? Intanto, l’Agenda Monti non ha domeniche, né sabati: si lavora sempre, perché pause e momenti di relax sarebbero mal interpretati dai mercati. Le festività sono pochissime. Tra queste, il 17 luglio (compleanno di Angela Merkel), Sant’Anselmo protettore dei conti correnti, oltre alle date (variabili) in cui bisogna effettuare il versamento del modulo F24, dell’Iva, dell’Imu e altre sacre ricorrenze. Non mancano, come nei migliori diari scolastici dedicati ai giovani e nei calendari popolari, piccole massime, proverbi, spigolature e consigli pratici di bricolage: come tagliarsi da soli la pensione, come aumentare la disoccupazione giovanile, come prorogare i contratti precari che si era promesso di regolarizzare addirittura con una riforma. Insomma, l’Agenda Monti si configura come una sapiente via di mezzo tra il calendario di Frate Indovino e un omaggio della banca.  
Ma cosa determina il clamoroso successo dell’Agenda Monti? Semplice. Intanto il fatto che nessun altro ha un’agenda. Al PdL ne hanno una sì, ma è piena di appunti con le date delle udienze, delle prescrizioni e di indirizzi dove far scappare i testimoni. Al Pd ne hanno una con molte pagine bianche: la gara d’appalto per decidere chi dovrà finire di stamparla è ancora aperta tra la Tipografia Vendola e le Arti Grafiche Casini. L’Agenda Grillo è in fase di stesura, ma già si sa che chi la prenderà in mano non potrà scriverci quello che vuole: dovrà aspettare ferree direttive da Genova. In sostanza, dunque, l’Agenda Monti è l’unica che abbiamo a disposizione e questo – insieme all’aggressivo marketing elaborato in Europa – la rende imprescindibile per la prossima legislatura. In effetti, un caso di monopolio politico-economico di cui l’antitrust dovrebbe occuparsi. Se non avesse, a sua volta, ricevuto il gentile omaggio di due Tir di Agende Monti in edizione extralusso.


* tratto dal sito http://www.alessandrorobecchi.it/