martedì 12 febbraio 2013

COME SI FA A PERDERE LE ELEZIONI...

Pubblichiamo un interessante articolo di Giuseppe Reguzzoni, alcuni spunti di riflessione utili 
per affrontare la campagna elettorale in queste ultime settimane.

L'articolo lo potete trovare anche a questo link:
 http://www.piazzolanotizia.it/come-si-fa-a-perdere-br-le-elezioni-N61.html
sul nuovo giornale online di Stefania Piazzo (ex direttore de La Padania)

LA LEZIONE TEDESCA

COME SI FA A PERDERE LE ELEZIONI

... oppure a vincerle, dipende dai punti di vista
Ce lo spiegano i fatti, più che i politologi. Basta guardare certi esempi eclatanti, come le elezioni della Bassa Sassonia, due settimane fa. La CDU, l’Unione Cristiano Democratica, il partito della Merkel considerava quel Land, uno dei più importanti della Germania, quello dove ha sede la Volkswagen, come un proprio feudo. Un po’ come la Lombardia per il CentroDestra in Italia ... Candidato alla Presidenza era un cavallo di razza come David McAllister, allievo prediletto di Frau Merkel, al punto che gli avversari lo hanno soprannominato McMerkel o Mutti’s Liebling, Cocco di Mamma. McAllister si presenta bene in televisione. Buca lo schermo, come si dice. Di padre scozzese e madre tedesca, spicca nel solitamente grigio panorama politico tedesco perché non manca di humor, piace alla gente e gli piace stare in mezzo alla gente. Eppure ha perso le elezioni, o, meglio, le ha perse la CDU, il suo partito, che è il principale dell’attuale coalizione di governo. La beffa è stata che le ha perse per 344 voti, quelli mancati per fare eleggere in un solo collegio elettorale il proprio candidato, invece di quello della SPD, l’opposizione socialdemocratica. Mai farsi troppi nemici, mai epurare troppo ... Questa è la prima morale. Ma ce n’è una seconda, non meno importante. E lasciamo che a dircela sia un commentatore politico di eccezione, Dieter Stein, direttore del settimanale berlinese “Junge Freiheit”, che in un suo editoriale rileva come la CDU che si è presentata alle elezioni, in fondo, non aveva un programma tanto diverso dalla SPD. È il partito disciplinato della Merkel, che ha vinto l’ultimo congresso, ad Hannover nel novembre 2012, con il 98,8 % dei voti. È un partito di funzionari, scrupolosi e ubbidienti. Soprattutto è il partito che, con la gestione Merkel, ha messo da parte i grandi temi etici, ha fatto proprie le opinioni dominanti in tema di scuola, matrimoni omosessuali, antifascismo di maniera, riferimento costante al politicamente corretto per quel che riguarda moneta unica, Europa, immigrazione, islam e identità culturale e religiosa. Perché mai votare un simile partito, la copia della copia, quando a disposizione ci sono i Socialdemocratici e i Verdi, che, almeno, sono la copia dell’originale depositato a Bruxelles. Stein dà un quadro drammatico della situazione politica in Germania: «Dal 2009 la CDU continua a perdere le elezioni, al punto che si è arrivati alla situazione curiosa che la SPD, principale partito di opposizione, è rappresentata al Bundestag, il Parlamento Federale, solo per il 25%, ma governa in 13 Länder su 16 e ha, quindi, la maggioranza nella seconda camera del Paese, il Bundesrat, o camera delle regioni, potendo così bloccare qualunque politica del Governo Federale». E trae una conclusione per la Germania, che, peraltro, è valida anche a casa nostra: «Le elezioni in Bassa Sassonia dimostrano che anche delle piccole minoranze, derise dalla maggioranza che ha il controllo del partito, possono risultare decisive per le sorti di una votazione popolare. In Bassa Sassonia l’1,1% è andato al partito dei Liberi Elettori, euroscettici, ma tendenzialmente conservatori». Qualche migliaio di voti andati persi a causa dello sbarramento al 5%, ma, per vincere, ne sarebbero bastati 344, in un solo collegio. La gente non vota gli apparati, vota le idee, i programmi, e le persone che li portano avanti. E la gente può anche stancarsi. E questo, anche dalle nostre parti, ha molto da dire all’arroganza di chi ha costruito le sue liste a partire dal Palazzo e dai suoi intrighi.

Giuseppe Reguzzoni

sabato 19 gennaio 2013

UNA SERATA....SSSSSSSSSSSSSSPUMEGGIANTE!!!



Che serata! La cena della sezione Lega Nord-Liga Veneta di Oderzo che si è tenuta ieri presso il ristorante pizzeria Nuovo Ronche, oltre ad aver visto la partecipazione di una 90ina di amici, militanti, sostenitori e simpatizzanti, ha riservato anche delle sorprese…
Prima fra tutte la presenza del nostro grande Governatore Luca Zaia, egli infatti ha voluto essere presente, nonostante gli impegni serali, alla cena organizzata dagli amici della sezione di Oderzo, fermandosi ai tavoli come un vero amico di famiglia, stringendo le mani ad amici, militanti e sostenitori, che a loro volta gli hanno fatto sentire il calore della gente comune. Invitato poi dal Segretario di Sezione Michele Sarri, ha approfittato per fare un breve discorso incentrato sulla regione e sulla difficoltà che l’Ente ha nel governare in uno Stato centralista qual è quello Italiano, di come il Federalismo ed i costi standard siano ormai necessari a far cambiare rotta a questo malandato Paese, sempre più a rischio fallimento.
Concluso il discorso, si è poi portato dietro le cucine, insieme alla squadra di ottimi pizzaioli, per cimentarsi nella preparazione della pizza, di fronte al pubblico piacevolmente sorpreso da questa dote “nascosta” del loro Governatore….e ve lo possiamo dire in tutta sincerità: non solo è un ottimo Amministratore, ma anche un ottimo pizzaiolo! Grande Luca!
Altre autorevoli presenze ha riservato la serata, come l’Assessore Regionale all’Agricoltura, l’opitergino Franco Manzato, il Senatore Giampaolo Vallardi, il Presidente della Provincia Leonardo Muraro, Marica Fantuz sindaco di Meduna di Livenza, Firmino Vettori sindaco di Gorgo al Monticano e tanti altri amici, segretari delle sezioni vicine.
Insomma una serata davvero fantastica, una bellissima compagnia di gente accumunata da un forte spirito battagliero, una forte passione politica, una grande amicizia  e tutto questo sotto un unico colore…il verde della Padania Libera…e noi lo speriamo presto!

sabato 12 gennaio 2013

EUROSCETTICO? SI' GRAZIE!

Pubblichiamo un'interessante articolo pubblicato online, relativo alle elezioni presidenziali in Repubblica Ceca, che si sono tenute nella giornata di ieri e quest'oggi.
In particolare, si fa riferimento a come la stampa estera filo europea abbia già catalogato l'attuale presidente euroscettico Vaclav Klaus come "xenofobo" e "ultranazionalista di destra", solo per le sue atteggiamenti non in linea con le posizioni europeiste della maggioranza degli stati dell'Unione.
Questa ottima analisi porta a molte riflessioni, noi ad esempio ci chiediamo se sia proprio un male dichiararsi euroscettico, o se invece così facendo si hanno veramente a cuore gli interessi del proprio Paese?..come si suol dire: "ai posteri l'ardua sentenza!"
Nel frattempo, in questo momento, il dato che emerge dai seggi è che al balottaggio si sfideranno i due filoeuropeisti Zeman e Schwarzenberg. L'era Klaus sta purtroppo terminando.

 

La vera faccia (liberale) di Klaus

di Stefano Magni
Alla faccia del “nazionalista di estrema destra”: Vaclav Klaus, per celebrare il ventennale di indipendenza della Repubblica Ceca, ha proclamato l’amnistia per 7000 carcerati, giudicati non pericolosi. Un gesto liberatorio per celebrare un evento di liberazione. Come ultimo atto della sua presidenza, ormai avviata alla scadenza, ha scelto di compiere un’azione pannelliana, per usare i termini della politica italiana. Una cosa di sinistra. Un atto opposto alla “destra forcaiola”. Eppure, quelle poche volte che si parla di Klaus, spuntano fuori i soliti luoghi comuni. Secondo cui è un presidente reazionario, destrorso, nazionalista. Mai narrativa è stata più distante dalla realtà di un ex dissidente arrivato ai vertici del suo Stato. Come si è venuta a creare questa dissociazione? Prima di tutto perché, evidentemente, in tutti i Paesi che contano nell’Unione Europea è sparita una vera cultura liberale classica.
Chiunque proponga una visione differente (rispetto al pensiero socialista e democristiano) sul modello economico, sul multiculturalismo, sul futuro dell’integrazione europea e sull’ambiente subisce la marchiatura di “destrorso”, nelle sue varie declinazioni più o meno gentili. Geert Wilders, un libertario, è etichettato come “xenofobo”, perché osa dire che l’integralismo islamico è incompatibile con la società aperta. Nigel Farage, anch’egli libertario, è spacciato per “nazionalista e razzista”, perché osa protestare contro il progetto di unità politica europea e mostra più di un dubbio sull’immigrazione incontrollata. Klaus, più moderato rispetto agli altri due, passa comunque per “nazionalista” per motivi simili. Osa opporsi a ben tre tabù. Prima di tutto non crede e non ha mai creduto nella maggiore unità politica dell’Ue. Quando la Repubblica Ceca divenne presidente di turno dell’Unione, Klaus citò il liberale classico Frédéric Bastiat e sostenne che dalle frontiere passa il burro o passano i cannoni. La vera causa della pace, in Europa, è il libero commercio, la libera circolazione di merci, capitali, servizi e persone. Non uno Stato unitario europeo.
In sede non ufficiale, ma in ben più di un’intervista, Klaus sostenne che una maggior unità politica dell’Europa può renderci più simili alla defunta Unione Sovietica che non al mondo delle democrazie liberali. Se ogni nazione protegge la sua economia nazionale, ma, allo stesso tempo, vuole maggior centralizzazione dei processi decisionali europei, non abbiamo più la pace, ma la guerra di tutti contro tutti per imporre i propri interessi. È per difendere la libertà e la pace, non tanto la sua particolare e piccola nazione, che il presidente ceco si è opposto con tutte le sue forze al processo costituente europeo. Il secondo tabù che Klaus ha osato violare è sull’ambiente. Ha sempre messo in dubbio quello che, per i politici, è una certezza: l’idea che sia l’uomo a provocare, con la sua attività industriale, il riscaldamento globale. Klaus non crede che si debba limitare la crescita e vincolare l’attività umana nel nome di un fenomeno tuttora dubbio, quale è e resta “global warming”. Da ex dissidente, ritiene che l’ecologismo possa diventare il totalitarismo del futuro.
I regimi dittatoriali, infatti, hanno sempre fatto leva sulla paura. Si reggono sul terrore dell’inconoscibile: del mercato, di nemici esterni, di poteri forti segreti. L’ecologismo fa leva sulla paura di una catastrofe apocalittica e impone leggi sempre più liberticide. Ci vuole coraggio per sfidare questa angoscia diffusa. Klaus lo ha avuto, in tutti questi anni, pur essendo membro di un’Unione Europea che, ormai, è l’unica grande portabandiera della battaglia contro il “global warming”. Ma ancora più coraggio il presidente ceco lo ha avuto quando ha sfidato i luoghi comuni sulla crisi economica. È uno dei pochissimi che non attribuisce la colpa al libero mercato, bensì allo statalismo e ai suoi eccessi di spesa. Conseguentemente è uno dei pochi leader europei che hanno sostenuto un rimedio liberista per la crisi e scoraggiato nazionalizzazioni e interventi di stimolo economico. E la Repubblica Ceca non ha subito mai la recessione ai nostri stessi livelli. Per questi precisi motivi, sia i popolari che i socialisti (più simili fra loro di quanto non si creda) lo ritengono un “nazionalista”. Perché si oppone ai progetti che entrambi i grandi partiti vorrebbero imporre agli europei. Ora, però, ci devono spiegare perché un uomo di “estrema destra” decreta un’amnistia e si comporta da liberale.

Giornale online "L'opinione"