La rotonda è un’opera fondamentale su questo nessuno ha dubbi, già le passate amministrazioni avevano formulato l’ipotesi di trasformare l’incrocio in rotonda per mettere in sicurezza la strada, oltre che per risolvere evidenti problemi alla circolazione stradale.
Le perplessità sorgono oggi, valutando il lavoro definitivo.
Gli automobilisti si saranno resi conto della difficoltà che si presentano, soprattutto nelle ore di punta, nella semplice operazione di immissione in rotonda: non c’è spazio sufficiente per l’arresto, per la frenata, non c’è spazio per effettuare manovre anche d’emergenza. Per evitare spiacevoli malintesi i diligenti automobilisti si ritrovano costretti ad aspettare in code che non si vedevano neppure quando c’era il semaforo.
Per non parlare delle prodezze acrobatiche che sono costretti ad effettuare i guidatori degli autobus di linea: quotidianamente partendo dal parcheggio sito in via per Piavon per raggiungere il Piazzale delle Corriere (o viceversa) devono svoltare in una rotonda dove a malapena passa una utilitaria costretti, da una progettualità non ragionata, a bloccare un traffico già di per sé caotico.
Si è dichiarato che sarà messo a punto un sistema efficace di blocco agli autoarticolati, ma si è pensato alle corriere? Si è pensato ai furgoncini che ogni giorno entrano nel centro di Oderzo?
Questi non sono camion ma hanno comunque un volume di ingombro simile e faticano a fare manovra.
Altro nodo spinoso poi è l’immissione della quinta strada, quella che accanto all’edificio dell’ex Pernova: uscire da lì continua ad essere pericoloso. Il problema che la rotonda doveva risolvere in realtà continua ad esserci, ora reso complicato dal fatto che il flusso in rotonda è continuo mentre prima a regolare il traffico da quella via, c’era un semaforo.
Come abbiamo già detto la rotonda in questione era un opera di fondamentale importanza, ma attraverso una progettazione non ragionata rischia di portare solo gravi disagi ai cittadini.
Come i buoni vecchi padri di famiglia dicevano:
“Le péso el tacon del sbrego”.

