MAX WEBER

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venerdì 22 novembre 2013

JFK- UN UOMO CONTRO I POTERI FORTI

A 50 anni dall'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, molti sono i dubbi relativi a ciò che realmente accadde quel 22 Novembre del 1963 a Dallas.
Chi c'era  dietro a quel tragico avvenimento ? Chi c'è tutt'oggi dietro ad altri tragici avvenimenti (non del tutto chiari) che hanno avuto come protagonisti altri uomini politici (vedi il caso Haider)?
Noi un'idea ce la siamo fatta.
Oggi, in occasione dell'anniversario dell'assassinio di Kennedy, vogliamo ricordare questo grande uomo con  il discorso che probabilmente segnò la sua morte, ma che racchiude in se tutta la forza delle sue idee.
Quello che pubblichiamo è uno stralcio del discorso che  pronunciò il 26 Aprile 1961 
al cospetto dei massimi rappresentanti della Stampa USA (la American Newspaper Publishers Association) riuniti presso l'Hotel Waldorf-Astoria di New York.
Un discorso che se lo si legge attentamente, oltre ad essere quanto mai attuale, vale più di tante parole.
Abbiamo volutamente evidenziato alcuni passaggi secondo noi molto importanti, lasciamo a voi le riflessioni...


«La parola segretezza è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli rappresentati da eccessi di segretezza e dall'occultamento dei fatti superano di gran lunga i rischi di quello che invece saremmo disposti a giustificare. Non c'è ragione di opporsi al pericolo di una società chiusa imitandone le stesse restrizioni. E non c'è ragione di assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa.
Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell'occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile. E nessun membro della mia Amministrazione, a prescindere dal suo alto o basso livello, civile o militare, dovrebbe interpretare queste mie parole come una scusa per imbavagliare le notizie, soffocare il dissenso, occultare i nostri errori o negare alla stampa e al pubblico i fatti che meritano di conoscere.
Chiedo però a ogni editore, a ogni direttore e a ogni giornalista della nazione di riesaminare i suoi stessi parametri e di riconoscere la natura del pericolo che corre il nostro Paese. Solitamente, in tempo di guerra, il governo e la stampa si sono uniti nel tentativo, basato principalmente sull'autodisciplina, di impedire divulgazioni non autorizzate al nemico. In tempo di chiaro ed effettivo pericolo i tribunali hanno confermato che persino i diritti garantiti dal Primo Emendamento debbano sottomettersi alla necessità pubblica di sicurezza nazionale.
Oggi non è stata dichiarata alcuna guerra e, per quanto violento possa essere lo scontro, potrebbe non essere mai dichiarato nel modo tradizionale. La nostra qualità della vita è in pericolo. I nostri nemici dichiarati proliferano in tutto il globo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. Tuttavia, non è stata dichiarata alcuna guerra, nessun esercito ha oltrepassato un confine, nessun missile è stato lanciato. Se la stampa aspetta una dichiarazione di guerra prima di imporsi l'autodisciplina delle condizioni di guerra, posso solo dire che nessuna guerra ha mai rappresentato una minaccia più grande alla nostra sicurezza. Se state aspettando un reale ed effettivo pericolo, posso solo dire che il pericolo non è mai stato più reale e la sua presenza non è mai stata più incombente.
È necessario un cambiamento di punto di vista, di tattiche, di finalità da parte del governo, della gente, di ogni uomo d'affari o leader sindacale e di ogni giornale.
Poiché siamo osteggiati in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si avvale principalmente di mezzi occulti per espandere la propria sfera di influenza attraverso l'infiltrazione piuttosto che l'invasione, la sovversione piuttosto che le elezioni, l'intimidazione piuttosto che la libera scelta, la guerriglia notturna piuttosto degli eserciti diurni. È un sistema che ha investito molte risorse umane e molti materiali nella costituzione di una macchina efficientissima e perfettamente oliata che combina operazioni militari, diplomatiche, d'intelligence, economiche, scientifiche e politiche.
I suoi preparativi non vengono resi pubblici, ma occultati. Ai suoi errori non vengono dedicati i titoli di testa, ma vengono nascosti. I dissidenti non sono elogiati, ma messi a tacere. Nessuna spesa viene messa in questione, nessuna indiscrezione pubblicata, nessun segreto svelato. In poche parole, la Guerra Fredda viene portata avanti con una disciplina di guerra che nessuna democrazia si augurerebbe o desidererebbe mai di eguagliare. Ciò nonostante, ogni democrazia riconosce le restrizioni necessarie alla sicurezza nazionale e resta da stabilire se tali limitazioni debbano essere osservate più rigorosamente nel caso di un attacco di questo tipo, come anche di una reale invasione e forse non ci sono consigli da dare.
Forse non c'è risposta al dilemma che una società libera e aperta deve affrontare in una guerra fredda e segreta. In tempo di pace, qualsiasi discussione a riguardo e ogni conseguenza, sono dolorose e senza precedenti. Ma questo è un epoca di pace e di pericolo che non ha precedenti nella storia. È dalla natura senza precedenti di questa sfida che nasce il vostro secondo obbligo, un obbligo che condivido. È nostro obbligo informare e mettere in guardia il popolo americano per essere certi che conosca e comprenda tutti i fatti che deve sapere: i pericoli, le prospettive, le finalità del nostro programma e le scelte da affrontare...
Ai vostri giornali non chiedo di sostenere l'Amministrazione, chiedo invece il vostro aiuto nel fondamentale compito di informare e mettere in guardia il popolo americano.
Nutro infatti un assoluta fiducia nella risposta e nella fedeltà dei nostri cittadini a condizione che siano completamente informati. Non solo non potrei soffocare le voci di dissenso fra i vostri lettori, le auspico. Questa Amministrazione vuole essere trasparente nei propri errori, perché, come disse un saggio: «Un errore non diventa madornale finché non rifiuti di correggerlo». Vogliamo assumerci la piena responsabilità dei nostri errori e auspichiamo che voi li indichiate quando manchiamo noi di farlo. Senza dibattito, senza critica, nessuna Amministrazione e nessun Paese può avere successo come nessuna repubblica può sopravvivere.
È questo il motivo per cui il legislatore ateniese Solone definì un crimine per ogni cittadino rifuggire dal dibattito. Ed è questo il motivo per cui la nostra stampa era protetta dal Primo Emendamento l'unica attività in America specificamente protetta dalla Costituzione, che non serve per divertire e intrattenere, per enfatizzare il triviale e il sentimentale, o semplicemente per dare al pubblico ciò che vuole, ma per informare, risvegliare, per riflettere, riconoscere i nostri pericoli e le nostre opportunità, segnalare le nostre difficoltà e le nostre scelte, per guidare, plasmare, istruire e a volte persino per fare infuriare l'opinione pubblica.
Questo significa maggiore attenzione e maggiore analisi delle notizie internazionali,perché non c'è più nulla di lontano ed estraneo, ma tutto è vicino e ci riguarda.
Significa fare più attenzione al capire le notizie e al perfezionarne la divulgazione. E significa che il governo, ad ogni livello, deve onorare il proprio dovere di fornire più informazioni possibili al di fuori dei più stretti limiti della sicurezza nazionale, e questo intendiamo farlo. All inizio del Diciassettesimo Secolo Francis Bacon commentò tre recenti invenzioni che stavano cambiando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora che i legami tra le nazioni tracciati all inizio dalla bussola ci hanno resi tutti cittadini del mondo, le speranze e le minacce del singolo sono diventate le speranze e le minacce di tutti noi.
I tentativi di vivere insieme, l'evoluzione della polvere da sparo fino agli estremi ha messo in guardia l'umanità sulle terribili conseguenze di un fallimento. Ed è quindi alla stampa, biografa delle imprese dell'uomo, custode della sua coscienza, foriera delle sue notizie, che ci rivolgiamo per avere forza e sostegno, fiduciosi che con il vostro aiuto l'uomo diventerà ciò per cui è nato: libero e indipendente».



qui sotto potete ascoltare parte del discorso:



"Un patriota deve essere sempre pronto a difendere il proprio Paese contro il suo governo."   Edward Abbey (scrittore statunitense)


                                 "JFKENNEDY CONTRO LA FEDERAL RESERVE"

venerdì 25 ottobre 2013

"ROMPIAMO IL PATTO!"

“Rompiamo il Patto” 50 iniziative in Bergamasca per i Comuni virtuosi

Un bombardamento di iniziative in tutte le province della Lombardia contro il Patto di Stabilità. Nuova protesta dei sindaci lombardi contro la stretta ai bilanci comunali imposta dallo Stato centrale. Anche in Bergamasca è stato lanciato rompiamoilpatto.org, la campagna apartitica di centinaia di primi cittadini che hanno deciso di fare fronte comune e chiedere a Roma la cancellazione definitiva del "Patto di Stabilità".
Apartitica, ma con la Lega Nord a fare da megafono. Non a caso le iniziative, 50 in tutta la Bergamasca nel prossimo week end, sono state presentate nella sede provinciale del Carroccio. “Il messaggio che vogliamo lanciare è molto chiaro e in linea con i vari momenti di protesta promosse nei mesi scorsi – spiega Daniele Belotti, segretario provinciale della Lega -: non è iniziativa partitica ma vuole raccogliere il consenso di tutti i Comuni. Vogliamo ribadire che così non si può più andare avanti. Paghiamo di più rispetto ad altri. Non possiamo garantire servizi e permetterci di restare fermi, immobili di fronte alle aziende che chiudono perché hanno crediti nei confronti degli enti locali e non sono pagate. Non si può più tollerare. Stiamo vedendo provincia come la nostra in grande difficoltà. Dipende dal patto di stabilità, il nostro colpo di grazia”. Luisa Pecce elenca cosa Bergamo potrebbe fare con i soldi bloccati a Roma. “Con 83 milioni di euro? Potremmo restaurare il teatro Donizetti, il polo culturale della caserma Montelungo, fare qualcosa nell’area ex Riuniti, un altro tema è il nuovo rondò di uscita dall'autostrada”. “Ad oggi il patto obbliga il Comune a un risultato positivo di 12 milioni di euro – spiega l’assessore al Bilancio Enrico Facoetti -. A differenza dei vincoli di bilancio normali noi abbiamo un saldo positivo di 8 milioni tra entrate e spese, per permettere una programmazione minima delle opere. Gli oneri di urbanizzazione sono in calo e siamo costretti a svendere il nostro patrimonio”.
Difficoltà nelle difficoltà, le norme continuano a cambiare. “La legge di stabilità del 2013 prevedeva premi per i virtuosi – commenta il capogruppo del Carroccio a Palafrizzoni Alberto Ribolla -. C'è una totale incertezza per i bilanci comunali perché le percentuali continuano a cambiare. Sono stati annullati i benefici della cancellazione della virtuosità e ha comportato un ulteriore sacrificio per tutti gli enti locali. Il cambio continuo dei parametri è inaudito”.

da "Bergamo News"

qui il calendario delle iniziative